Il pezzotto. Questo è il termine coniato a Napoli per definire un falso. Del resto nella patria del falso, non si poteva non coniare un termine ad hoc che desse il senso della beffa, della fregatura, del falso.
A Napoli il pezzotto ci sta come il cacio sui maccheroni. A Napoli il pezzotto è così di casa che negli acquisti se non è un pezzotto non lo compra nessuno. È così di casa che tra il pezzotto e l’originale si sceglie il pezzotto per non dover dire di avere acquistato un originale a un prezzo 10 volte superiore. A Napoli il pezzotto batte sempre l’originale perché se compri un originale non sei mai sicuro che non sia un pezzotto.
Ci sta così bene che si potrebbe fare a meno del Vesuvio, do’ mare, da’ pizza, ma non del pezzotto.
Ormai la versione originale di tutto la trovi dopo il pezzotto e anche quando pensi di aver speso tanto ma bene, non sei mai sicuro dell’affare che hai fatto.
E se fosse un pezzotto? La consistenza del prezzo non certifica la qualità dell’acquisto.
Napoli ormai, è il pezzotto di se stessa. Anche i politici sono la copia malfatta di quello che dovrebbero essere.
A Napoli la tolleranza ha preso una forma a metà fra la sottomissione e la sopportazione di chi, come me, che col pezzotto non ha nulla a che vedere.
La regola a Napoli non esiste, e non esiste perché chi deve imporre quelle semplici regole di convivenza, di civiltà, di semplice educazione, è il primo ad approfittare della loro violazione, a discapito di chi invece, viene violentato in continuazione dall’inciviltà.
In qualunque provincia italiana ti possa trovare, se in treno incontri qualcuno che fuma, è napoletano. A Napoli, non vi è marciapiede su cui non sia parcheggiata un automobile. A Napoli, non c’è semaforo che ad ogni rosso non veda il furbo di turno superare la coda per piazzarsi in “pole position”. A Napoli, non puoi fare a meno di incrociare gli scooter station vagon, con interi nuclei familiari a bordo e senza casco. A Napoli, non puoi dire di non aver mai incontrato qualcuno che prova a venderti una videocamera (che poi si scoprirà essere un mattoncino). A Napoli, e solo a Napoli, si picchiano i poliziotti per agevolare la fuga dei delinquenti. A Napoli, quando rubano un rolex al polso di un turista, la colpa è del turista che si porta il rolex in vacanza a Napoli. A Napoli, puoi “scroccare” e “utilizzare” sigarette anche nella maggior parte degli uffici pubblici. A Napoli, per ogni copia de’ “la Repubblica” venduta, si vendono 10 copie del “Corriere dello sport” perché a Napoli “piove governo ladro” solo se non c’è la partita in TV. A Napoli, non c’è un vicolo che non abbia il suo altarino a qualche santo o madonna.
Tra santi, madonne e pallone, a Napoli, politica, monnezza e camorra continuano a spartirsi l’immensa eredità di Napoli!










Questo pezzo trasuda amore per Napoli. Un amore che non ha nulla a che vedere con il pezzotto che i napoletani veri fingono per la loro patria.
No, nun e state a sentere e’ canzone,
chistu mare è celeste, ‘u cielo è d’oro,
ma stu paese nun è sempe allero,
nun sponta sempe a luna ‘a marechiaro
e nun se canta e se fa sempe ammore:
Cheste so fantasie pe’ furastieri…
Si vui vulite bene a stu’ paese,
fermateve nu’ poco rint e’ viche,
guardate rint’ e vascie e for ‘e’ chiese.
Venite insieme a me, pe’ strade antiche,
invece e cammenà vicino ‘o mare,
parlate cu chi soffre e chi fatica.
Quanta malincunia pe’ case scure
addò nun trase st’aria ‘e primmavera,
guardate quanta Sante attuorno ‘e ‘mmura.
Sta gente poverella crere a Dio,
patisce rassegnata e pare allera
e chi è cecato canta ‘o sole mio.
Io vedo come a n’ombra a ogni purtone,
e penso ‘a gente ca’ l manc ‘o ‘ppane.
Quanta buscie ca’ riceno ‘e canzoni…