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Ikea e la strada della monnezza

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Allora ho messo il navigatore. Io ho uno smartphone col navigatore. Ho scritto “Ikea Napoli” e lui ha cominciato… Anzi lei: Tra duecento metri, svolta a sinistra. Tra cinquecento metri entra nella rotonda e prendi la due a uscita. Tra ottocento metri…

Piano piano allora, mi ha guidato verso il noto centro commerciale di fama mondiale “Ikea”.

In italia, di centri commerciali Ikea ce ne sono solo 18, uno di questi è a Napoli per cui, chiunque voglia arrivarci, e non conosce la strada, con l’ausilio di un navigatore satellitare, ci arriva senza problemi.

Ikea, forse, è l’emblema della civiltà. Della cultura nordica per la quale il cittadino è il perno attorno al quale debbono(!) ruotare tutti i servizi.

Da Ikea abbiamo pranzato in due con 18,69 € tant’è che spontaneamente, alla cassa, mi è uscito un simpatico “ci vediamo domani”.

Una lasagna, un salmone marinato con insalatina di pomodori, uno sformato di zucchine, una crespella ai funghi, una porzione di torta di mele (una delle più buone che abbia mai mangiato), 2 trancetti di focaccia con pomodorini, un panino integrale e 2 bottigliette d’acqua.

Non è tanto per i diciotto euro e sessantanove centesimi di conto, quanto per il servizio, l’organizzazione e la qualità bio di tutti i prodotti (che di questi tempi e in queste zone non guasta).

Quanto stanno avanti rispetto a noi i paesi nordici, è cosa risaputa. Sono l’unità di misura della civiltà, il punti di riferimento, inarrivabile per la nostra cultura, che pensiamo che il vassoio va lasciato sul tavolo e non riposto nell’apposito scaffale mobile.

Sono troppo avanti loro, è vero, ma è altrettanto vero che siamo molto indietro noi. Noi Napoletani, purtroppo, lo siamo ancora di più. Coloro i quali hanno il compito di esportare l’immagine di Napoli nel mondo, hanno prima di tutto l’interesse bancario nella mente piuttosto che l’interesse per la loro città.

Oggi, il navigatore satellitare, mi ha guidato per una strada così degradata che ho avuto vergogna per tutte le volte che un “non Napoletano” ha percorso la stessa strada per giungere da Ikea.

Alla fine, quasi a volersi liberare da tanto scempio, si “svolta leggermente a destra” per imboccare via Enrico Berlinguer e, nell’ossimoro tra “destra e Berlinguer”, lascio lo scempio e il degrado ed arrivo finalmente da Ikea, emblema di civiltà e globalizzazione.

Abbiamo globalizzato tutto purtroppo, tranne proprio cultura e civiltà!

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