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L’ultimo saluto all’amico Leone

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Ci sono uomini che vivono senza lasciare alcun segno del loro passaggio. E sono tanti. Ce ne sono altri che sanno lasciare un segno nei cuori. E sono pochi. Leone è stato uno di quei pochi. Leone era una persona rara. Perché raro è oggi il coraggio. Rara è oggi l’onestà, la coerenza, la sincerità dei sentimenti. Era una persona rara perché aveva dei valori e i suoi valori li portava scolpiti dentro in maniera indelebile. Leone era un uomo che credeva ancora nei valori. Non solo. Ma aveva la capacità di vivere secondo i valori in cui credeva. Per questo riusciva a meritarsi la stima, il rispetto e l’affetto di tutti. E per questo per noi era un esempio. Non ha avuto una vita facile Leone. Come non è facile la vita di coloro che non si piegano ai condizionamenti e ai ricatti. Come non è facile la vita di chi non è disposto a vendersi. Leone era uno spirito libero, e per tutta la vita ha difeso la sua libertà, la sua dignità, e quella della sua famiglia, anche quando il prezzo da pagare era alto. Ripeteva spesso, con orgoglio, che aveva avuto sempre la schiena diritta. Leone aveva un senso sacrale della libertà e della dignità della persona, della sua e di quella degli altri. Per questo ciò che lo irritava di più era l’arroganza dei potenti e l’ingiustizia. Tante volte restavo incantato ad ascoltare i racconti che faceva di episodi della sua vita. E da ogni suo racconto, che infarciva di battute e di risate, emergeva sempre la sua personalità forte di combattente, di ribelle contro ogni forma di sopruso. Era convinto delle sue idee, ma al tempo stesso era sempre pronto al dialogo, a confrontarsi, a capire una posizione diversa dalla sua. Era sempre disposto a fare un passo indietro, pur di fare un passo in avanti verso la ricerca della verità. Leone poteva sembrare una persona dura, difficile… perché era uno che parlava chiaro, diceva pane al pane e vino al vino. Non sapeva mentire. A volte certe sue reazioni potevano sembrare eccessive, ma perché erano l’espressione della grande intensità, dell’immensa passione con cui viveva ogni cosa. Ma dietro la sua scorza apparentemente dura, vi era, in realtà, una grande tenerezza, vi era un uomo a volte fragile. Una fragilità che si era chiaramente evidenziata in questi ultimi tempi. L’ultima volta che ci siamo incontrati per farci una delle nostre lunghe chiacchierate, mentre parlava gli venivano gli occhi lucidi: continuava a pensare a Marco e diceva che non era giusto che se ne fosse andato così giovane. Lui che si era sempre battuto contro le ingiustizie, considerava la morte di Marco un’ ingiustizia insopportabile, ma di fronte alla quale non poteva fare nulla. Gli dissi che la morte è sempre un’ingiustizia quando se ne vanno le persone che amiamo. Ci salutammo. Era triste. Gli feci una carezza sul viso. Lui, con gli occhi bassi, perché si vergognava della sua commozione, mi disse grazie. E ora, Leone, anche la tua morte ci sembra un’ingiustizia perché ti abbiamo amato e perché avevamo ancora bisogno di te: dei tuoi racconti, delle tue battute, della tua voglia di non arrenderti. Tutti noi, Leone, ti facciamo un’ultima carezza, ma siano noi a dirti grazie: grazie per come eri. Grazie per l’esempio di vita che hai saputo lasciare, non solo ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, ma a tutti noi. Grazie per aver saputo lasciare un segno profondo, un segno indelebile nei nostri cuori. Nicola Reale

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