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Don Camillo e Peppone

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Don Camillo e Peppone

Altro che scontro tra i famosissimi personaggi della tv di 40 anni fa.

Peppone fa religione, don Camillo fa politica, i preti manifestano in piazza, la piazza va in chiesa. La famiglia va in piazza San Giovanni, i divorziati in chiesa a confessarsi, la chiesa da l’estrema unzione Pinochet, Piergiorgio Welby va sottoterra senza passare dalla navata della chiesa (“perché di un suicida non hanno pietà” cantava De André), monsignor Emmanuel Milingo si sposa senza rinunciare al porpora della sua divisa, poi lascia la moglie perché il Papa gli ha imposto così, poi sembra rinnegare ancora la chiesa, la chiesa sembra non accorgersi che un vescovo è ancora sposato, i contratti stipulati sull’altare si rescindono più frequentemente, i ricchi si risposano in chiesa perché pagano fior di migliaia di euro alla Sacra Rota per ottenere l’annullamento, per mezzo del quale è possibile ripercorrere la navata addobbata con fiori d’arancio, i poveri l’annullamento non lo possono ottenere, i preti predicano come costruire una famiglia, i preti non hanno famiglia, i preti predicano come educare i figli, i preti non hanno (all’anagrafe) i figli, i preti predicano su come fare sesso, i preti non fanno sesso (cioè, non dicono quando, come e con chi lo fanno), molti preti possiedono proprietà plurimilionarie e pregano e predicano San Francesco (e lasciamo stare gli inquisiti per strozzinaggio, pedofilia e via discorrendo).

Questi preti cosa fanno? Scendono in piazza contro il progresso sociale innalzando slogan razzisti. Continuano a restare sulle loro posizioni nonostante le loro affermazioni hanno scandalizzato il mondo, accostando il concetto dei Di.Co. all’incesto e alla pedofilia. Se sono così a conoscenza della famiglia per parlarne e predicarne in giro, devono conoscere bene anche l’incesto e la pedofilia allora.

Scendono in piazza i “familiaristi”, quelli che credono nei valori della famiglia, nell’amore del “finché morte non ci separi”, degli etero. Scende in piazza, per esempio, anche Silvio Berlusconi, un divorziato doc. Uno che dice di prendere la comunione tutte le domeniche. Vorrei chiedere al quel parroco che proprio a Berlusconi da la comunione, a che titolo un divorziato può prendere la comunione.

Ecco chi c’era in piazza nel family day accanto ai preti e insieme ad un altro milione e mezzo di persone (duecentomila per le autorità).

La chiesa oggi, sta letteralmente criminalizzando i gay quasi da pensare che se il Vaticano avesse un parlamento tutto suo, gliene impedirebbe l’accesso.

Mi viene da pensare al tipo di peripezie che deve superare un aspirante parroco. Casomai una delle prove è un rapporto sessuale completo con una donna per essere certi che l’esaminando non sia gay, sotto l’oculata testimonianza di un pubblico porporato.

Alla chiesa, invece dei peccati commessi, sembra che interessano sempre più i nostri gusti sessuali.

Il sesso, che dalla notte dei tempi è sempre stato l’argomento più intimo di ognuno di noi, sta diventando un baluardo da sbandierare in piazza. Vorrei chiedere a quel milione e mezzo di persone, se durante le loro performance virili, hanno mai usato il preservativo, o hanno mai sperimentato una posizione che non sia la “solita” che in gergo, ma a detta di esperti del kamasutra non è la definizione correta, è detta “del missionario”. Mi viene da pensare poi, come mai si dice del missionario. Vorrei chiedere al milione e mezzo di persone, quanti di loro non hanno mai sentito l’odore del sesso prima del giorno del loro matrimonio. Vorrei chiedere a tutti quei cattolici familiarisi perfetti, se hanno mai avuto relazioni extraconiugali.

Non si può essere cattolici a convenienza e non si può essere peccatori sapendo che esiste il magnifico mezzo della redenzione e della assoluzione. Non ci si può preparare al peccato avendo la tranquillità morale di una scontata assoluzione del peccato stesso.

Dio, per bocca di comuni mortali, insegna che giudicare è peccato. Bagnasco è un peccatore e non dovrebbe ricoprire la carica che ricopre.

Le vie del Signore non sono poi così infinite.

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