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Finché c’è latte

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Finché c'è latte
Finché c'è latte
Finché c’è latte c’è speranza. E già, ormai gli scaffali dei supermercati sono vuoti, le scorte si stanno esaurendo e comincia a mancare pasta, frutta, acqua e latte. Anche il governo, dal caldo del cuscino dei loro intoccabili privilegi, comincia a non dormire più sonni tranquilli. L’italia s’è desta… o quasi. La sveglia in effetti non è ancora suonata e per ora ci sono solo i segni di qualche sbadiglio che segnala l’abbandono della fase rem. Il sonno, a dire il vero, non è mai stato profondo e lesto come quello abbandonato dei bambini, piuttosto è sempre stato il sonno forzato di chi poggia la testa sul cuscino col desiderio di raggiungere al più presto Morfeo per concedersi una tregua dall’assillo dei problemi quotidiani. Però qualcuno comincia a svegliarsi. Il movimento dei forconi ha superato lo stretto di Messina. Sta succedendo qualcosa di pericoloso, o di magnifico, dipende dai punti di vista. La protesta non è più circoscritta, isolata. Qualcuno comincia a stancarsi di banchieri chiamati a risolvere i problemi economici dei cittadini con manovre utili a risollevare i bilanci delle banche. Ma c’è o non c’è qualcosa di controverso in questo? La Lehman Brothers e i mutui tossici hanno indebitato le banche americane, che hanno chiesto soldi alle banche di tutto il mondo che per prestare soldi alle banche americane li hanno chiesti ad altre banche comprese quelle americane. Ora che le banche americane non sono più in crisi perché la Federal Reserve ha coperto i buffi, la crisi è rimasta qui da noi, nelle banche europee. E come si paga la crisi delle banche europee? Beh semplice. Siccome la BCE non ha i poteri della Federal Reserve, e nemmeno i suoi dollari, i debiti delle banche li dobbiamo pagare noi con l’aumento delle tasse. In Italia la situazione è leggermente diversa. L’Italia è in crisi perché è in crisi la cultura italiana. Gli italiani sono, per cultura, un popolo di conservatori, di risparmiatori e paradossalmente il rischio di default delle banche italiane non è così forte come per il resto dell’Europa. Le nostre banche hanno investito poco, rispetto al resto del mondo, su quei prodotto detti “tossici”. L’Italia corre un rischio tutto italiano. L’unica industria che funziona perfettamente è quella criminale, con la mafia e camorra azionisti di maggioranza protagonisti anche da un enorme conflitto d’interessi visto che sono largamente rappresentati nel governo: Cosentino e Dell’Utri solo per citarne un paio e per non allungare troppo il brodo. Poi c’è l’evasione fiscale, stimata intorno ai 120 miliardi di euro l’anno. Poi la corruzione, con l’infusione della cultura che tutto ha un prezzo. Poi c’è la politica con la cronica incapacità di partorire una classe dirigente capace ma solo poltronai stimolati solo dal proprio tornaconto. E quindi ci si meraviglia se cominciano a nascere movimenti dei forconi? Ci si meraviglierebbe se i proiettili cominciassero ad arrivare non più per posta tradizionale ma via aerea direttamente dall’acquirente all’utilizzatore finale? È così scandaloso se i forconi hanno oltrepassato lo stretto di Messina sbarcando anche “in continente”? Ma no che non è una sorpresa. È ora che in un modo o nell’altro finisca il metodo scajolano di farsi acquistare una casa. Così tanto in voga nella classe politica italiana, che anche il neo ministro Patroni Griffi, del governo che avrebbe dovuto mettere fine alla casta, si è ritrovato proprietario di 110 metri quadrati con vista colosseo a 170 mila euro invece di un valore commerciale di un paio di milioni di euro. Ma nel 2008 il Consiglio di Stato aveva definito lo stabile “non di pregio”. Chi faceva parte del Consiglio di Stato nel 2008? Ma no… che fortuna… proprio Patroni Griffi. Ma che coincidenza. Anche quelli che avrebbero dovuto essere i dottori sono oggettivamente malati per cui ogni tipo di vaccino vale la pena provarlo per debellare questo cancro. Patroni Griffi sei un cancro! Adesso forse, è finalmente arrivato il tempo dei forconi. Il nuovo governo intanto, oltre a prelevare denaro contante dalle solite tasche dei soliti italiani, ormai ci entrano senza nemmeno più bussare, prova a sgretolare lo spirito organizzativo di questi movimenti pseudo-para-quasi rivoluzionari con manovre subdole. E già, a null’altro servono le varie norme sulle liberalizzazioni se non a spaccare la folla tra i pro e i contro. E le liberalizzazioni riguardano come al solito i poveracci, tassisti e camionisti, senza degnarsi di toccare la casta: avvocati, notai, politici. Li, come al solito, nulla cambia. Questo disordine serve al paese ma ancora di più serve alla casta. Tassisti che si scontrano tra di loro, su chi vuole la liberalizzazione perché non ha la licenza e chi non la vuole perché la licenza ce l’ha già. Camionisti che bloccano il trasporto merci stufi di pagare un euro di gasolio a km e chi invece, non protesta per evitare di perdere il posto. I farmacisti non vogliono cedere la fascia “C” dei farmaci ai supermercati, i supermercati invece la vogliono per fare cassa. E poi c’è la sempiterna faccenda dell’articolo 18 e la sua segreta spiegazione su come incentiverebbe l’occupazione una norma che facilita i licenziamenti. Prima o poi ce la spiegheranno insieme al disastro di Ustica. Come dire che per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, cancelliamo gran parte dei reati dal codice penale (questo in effetti è stato già fatto). I notai non protestano, nessuno tocca i loro privilegi, cosi come i politici. E come al solito quindi, a pagarne le spese siamo sempre noi e i nostri figli a cui, tra qualche giorno, dovremo spiegare perché non hanno la loro razione di latte. Forse per questo motivo, qualche papà preferirà spiegare loro perché è diventato un terrorista.

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