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Il maglione di Marchionne

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Porta sempre il maglione. Forse per sembrare meno ricco di quello che è. Forse, visto che ha a che fare con gli operai, per sembrare uno di loro. Forse semplicemente perché ha freddo e un maglione di cachemire tiene più caldo di un doppiopetto e cravatta. È l’uomo del momento. Quello che sta su tutti i giornali: Marchionne. Sembra quasi il nome di un re magio ma porta tutt’altro che doni.

Marchionne, quello che sta tenendo in scacco una intera nazione e che sta giocando con le vite di migliaia di operai. Fa della scontata debolezza di una intera categoria, la sua forza e la sua derivante supremazia.

Del resto come si può biasimare un padre di famiglia costretto a sottostare al suo ricatto pur di trovarsi in mezzo ad una strada senza lavoro? Ma non si può biasimare nemmeno l’operaio che lotta con tutte le sue forze per evitare di vedere sbriciolarsi davanti agli occhi, in un attimo, 50 anni di conquiste sindacali e di diritti dei lavoratori.

Il clima tra colleghi di lavoro si fa sempre più incandescente, tra chi difende l’accordo e chi lo combatte, nonostante il comune denominatore: il maglione di Marchionne. Persone che dibattono si sbattono e si battono per assicurarsi a fine mese una cifra che serve a malapena per dar da mangiare ai propri figli.

La stessa cifra che serve a Marchionne per comprare un maglione nuovo. Ecco dunque la questione che nessuno ha il coraggio di affrontare. La vita di migliaia di persone è affidata ad una sola persona che indossa un maglione che darebbe da mangiare ad una intera famiglia. O si fa come dice lui o la Fiat farà costruire le sue auto altrove, dove il costo del lavoro è più basso. Come le t-shirt Ferrari da 100 euro made in china.

Costruiranno quindi automobili FIAT in Romania per poi venire a rivenderle in Italia ad un prezzo proporzionalmente più che raddoppiato. Proprio come le t-shirt Ferrari.

“È l’Italia che va con le sue macchinine brum brum” cantava Ron e noi quelle macchinine le abbiamo pagate per intere generazioni con ricatti e cassintegrazioni, alimentando paradossalmente un sistema clientelare all’inverso, di una azienda che ha sempre tenuto sotto scacco lo stato col ricatto dei licenziamenti e della cassa integrazione.

Le automobili FIAT le abbiamo sempre pagate due volte, nelle concessionarie e nelle fabbriche. Questo è il problema di un paese dove a decidere della vita dei cittadini, sono persone che indossano un maglione il cui costo è pari allo stipendio di un operaio Fiat.

Costui non avrà mai, in vita sua, la sfortuna di dover scegliere se manifestare per i suoi diritti o continuare a lavorare rinunciandovi per non dover mai dire a suo figlio che a Natale quest’anno non è Natale.

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