Io sono Dio

Abbastanza luce per credere… Abbastanza buio per dubitare

AD

L’Implosione del Mo… Vi… mento

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… forse perché il concetto di democrazia del suo leader è leggermente distorto. Forse perché democrazia non significa “sei libero di andartene se non vuoi fare come dico io” o “sono libero di cacciarti se non fai come dico io”.

Un po’ come si faceva da bambini con la regola de’ “il pallone è mio e decido io chi gioca e a che gioco giochiamo”.

Forse perché all’inizio nemmeno lui credeva che sarebbe riuscito ad arrivare cosi lontano. A diventare il primo partito in Italia.

Buon senso vorrebbe, a questo punto, discutere sui contenuti e portare lo stivale su una base solida su cui poggiare il tacco.

Ma Grillo nasce comico. Urlatore a Sanremo, nei teatri e nelle piazze. La politica forse è altro. Certo, non quello che hanno cercato di farci credere fino ad oggi, dimostrando che i fatti sono l’esatto contrario delle parole, ma senza dubbio nemmeno che le parole debbano restare parole.

Va bene dimezzarsi lo stipendio. Va bene rinunciare al rimborso elettorale. Ma scrivere una finanziaria è altro. Non è certo indire un referendum sul restare o meno nella moneta unica. O continuare a sbraitare su ogni cosa che non provenga dalla propria voce.
Ormai il parlamento è fatto. Anche i cosiddetti grillini vi hanno preso posto, per fortuna. Non possono che portare una ventata di agognata novità su quegli scranni che fino ad oggi hanno visto elementi del calibro di Cosentino, appena costituitosi a Poggioreale o di Dell’Utri, condannato per mafia.

Ma governare è altro, caro Grillo. È scegliere personalmente il pulsante da schiacciare. È appoggiare o meno la candidatura di questo o quel candidato alla presidenza delle Camere per esempio, senza il tempo di mandare un sms al “capo” e chiedere il da farsi. È lavorare liberamente senza avere il minimo sospetto che la scelta appena fatta possa non coincidere con il sommo pensatore. Governare forse è scegliere e motivare le proprie scelte. Sui giornali o in televisione. A parlare con quell’italiano su 4 che ti ha votato e spiegargli perché ha fatto bene a votarti, ma soprattutto con gli altri 3 che non ti hanno votato per spiegargli perché hanno sbagliato a non farlo.

È rispondere alla partecipazione al governo proposta da chi ha ricevuto l’incarico di assicurare al paese un governo. Perché la politica è partecipazione.

Non è certo urlare e dare del morto a chi non la pensa come te.

Il linguaggio grillino però è un linguaggio giovane, rivolto a un pubblico giovane capace di assimilare e concettualizzare termini tipo morti, vaffanculo, vecchi, guerra civile, zombie, calci in culo.

L’Italia è un paese vecchio. Pieno di vecchi e non è corretto parlare solo ai giovani. L’Italia è un paese in cui un italiano su 4 ancora crede a berlusconi. Ancora crede che gli sarebbe stato restituito l’importo versato per l’IMU.

Ora la grillata, da boom elettorale, rischia di diventare un boom implosivo e distruttivo per lo stesso MoVimento. Stanchi di sentire dissensi e litigi tra gli stessi grillini. Deputati eletti ma deputati solo ad eseguire gli ordini del capo.

L’occasione l’ha avuta ma peggio, forse, non poteva sfruttarla.

Intanto i sondaggi danno di nuovo il nano puttaniere in cima alle preferenze.

Non ci rimane che evadere!

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