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Lacrime (loro) e sangue (noi)

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Mari e Monti era la promessa che il nuovo premier aveva fatto ed è arrivata puntuale. A dire il vero per ora è arrivato Monti con un mare di tasse in più. Non è che sia proprio la stessa cosa di quello che era stato promesso e la situazione non è certo diversa dal triste insegnare lento della storia degli ultimi decenni.

A dirla proprio tutta però, una promessa è stata mantenuta. Gliene dobbiamo dare atto. La manovra appena varata doveva essere una manovra “lacrime e sangue” e così sarà, non ci sono dubbi. Alle lacrime ci hanno pensato loro, il sangue, c’era da aspettarselo, ce lo metteremo noi. Il ministro Fornero, durante la presentazione della manovra, non ha retto all’emozione e ha pianto. Sembra non sia riuscira a pronunciare la parola “sacrifici”. A giudicare dal brillocco che le bilanciava l’intera mano sinistra, forse non conosceva proprio il significato del vocabolo.

Mario e Monti invece, ha rinunciato ai compensi che gli spetterebbero come Presidente del Consiglio e Ministro delle Finanze. Che gesto carino. Quasi quasi mi faccio prestare due lacrime dalla Fornero e piango anch’io. E dire che la prima cosa che aveva dichiarato, la prima in assoluto, era stata l’abolizione dei privilegi della politica, ma noi italiani abbiamo poca memoria e Lui ha anche l’età che non lo aiuta in questo senso.

Ma torniamo al sangue da versare insieme ale lacrime della Fornero. Aumento dell’IVA dal 21 al 23%. Ormai l’aumento dal 20 al 21 è stato già somatizzato.

Aumento dell’età pensionabile. Aumento dell’accise sui carburanti per finanziare il trasporto pubblico. E il trasporto pubblico aumenta le sue tariffe e riduce i servizi.

Della patrimoniale nemmeno l’ombra. C’è un misero prelievo dell’1,5% sui capitali scudati e tassa sui beni di lusso (auto, barche, aerei, elicotteri privati ecc.).

Reintrodotta l’ICI. Anzi no. Anzi si ma non si chiama più ICI. Potevate continuare a chiamarla ICI tanto la sostanza non cambia.

Agevolazioni per le imprese e per chi reinveste gli utili. Fondo di garanzia per il credito alle piccole imprese.

La provenienza di tutto questo è nota ovviamente: l’italiano medio, anzi, l’italiano povero.

Intanto Bersani, che “oh ragassi, non siam mica qui ad asciugare le lacrime alla Fornero?” ha la sua parte di delusione.

Ma un po’ di coerenza per favore. Ma dove sono le misure di equità? “una manovra molto dura che non risponde del tutto ai nostri criteri di equità” ha detto in tv. Ma allora il problema è veramente ancestrale. Allora c’è un problema di semantica in Italia. La nazione è una sola, unita geopoliticaqmente da 150 anni ma si parla due lingue diverse. O meglio, si parla una sola lingua ma si usano due dizionari diversi.

Vediamo un po’ allora il significato della parola “equità”: per i disgraziati avrebbe dovuto significare: “mi hanno fatto il culo per una vita, adesso è bene che comincino a pagare anche un pochino i ricchi per una questione di equità sociale”. Per i politici significa: “vi abbiamo fatto il culo per una vita, evitiamo di cambiare abitudini per una questione di equità temporale”.

Allora mi viene in mente la pubblicità con Gigi Proietti di una famosa compagnia telefonica: “e va beh ma… così so boni tutti”!

E così so boni tutti davvero. Tutte misure che ricadranno inevitabilmente sulle tasche dei poveracci.

Della patrimoniale nemmeno l’ombra. Di una maledetta tassa ai ricchi nemmeno l’odore.

Il grande merito di Mario e Monti è stato l’esser riuscito a sostituire il vergognoso berlusconi il quale non merita nemmeno la lettera maiuscola, ma se fosse stato il governo berlusconi a presentare una manovra del genere, quanti pagliacci avremmo visto in piazza a gridare allo scandalo?

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