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Una nazione di nani

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L’ultimo segno che l’Italia dovesse marcire nell’inferno dei nani di cui oggi è piena, secondo me, lo abbiamo avuto la mattina dell’11 giugno del 1984, quando nell’ospedale Giustinianeo di Padova, si spegneva, non proprio come natura vuole, l’ultimo gigante che l’Italia possa vantare di aver avuto: Enrico Berlinguer. Da allora la statura dei politici italiani, e ovviamente degli italiani in genere, non si è mai più innalzata al di sopra della statura di un nano. Abbiamo avuto, e purtroppo prolificano ancora, nani mafiosi e corrotti che nel nome del profitto hanno stuprato la nostra nazione a proprio vantaggio. Questa mancanza di giganti ci ha fatto scivolare piano piano in basso verso la fogna in cui oggi ci troviamo. Costretti a ringraziare chissà quale entità divina per averci liberati da un vecchio nano depravato messo al potere dalla maggioranza di nani, imbonita dalle sue bugie. Abbiamo avuto la peggior sinistra che la nostra storia possa ricordare, mai stata in grado di annientare un avversario facile da battere, che è stato capace di alterare il senso pudico e civico di una intera nazione, fino a convincerci che un capo del governo può anche fare sesso con una minorenne perché tutto questo fa parte della sua vita privata. Hanno permesso che in parlamento potessero sedere criminali della peggiore specie, da Cosentino a Dell’Utri, monopolizzando e gestendo non solo i poteri forti dello stato ma anche quelli della malavita organizzata, fondendo e istituzionalizzando gli uni con gli altri. Hanno creato un sistema politico che spinge anche il cittadino più onesto ad impegnarsi politicamente solo per poter usufruire di tutti i privilegi che la politica mette a disposizione. Hanno creato un popolo anestetizzato da grandi fratelli e tronisti, così da poter continuare ad infierire su di esso, mantenendolo in questo stato di lievitazione tra la fogna e il baratro. Nemmeno l’esempio delle vicine primavere, come quella tunisina, egiziana e libica, è servito a dare uno scossone a questo popolo di nani. Culture definite più arretrate della nostra che hanno dimostrato invece che la dignità di un popolo è più importante di ogni cosa. Culture che c’insegnano invece che Facebook e Twitter non sono solo luoghi per confidare a sconosciuti quante volte si è fatta la pipì in un giorno, o per sentirsi tutti un po’ playboy nascosti dietro una foto di 10 anni fa, ma sono un grande mezzo di aggregazione intellettuale dal quale far nascere le più grandi rivolte sociali. E invece, dobbiamo essere grati ad una squadra di banchieri per aver salvato, almeno per ora, il futuro dei nostri figli. Perché è di questo che si tratta, del futuro dei nostri figli. Perché se non pensassimo al loro futuro ma solo al nostro presente, saremmo nani anche noi come coloro i quali hanno distrutto la nostra dignità. Dobbiamo essere grati a un branco di sanguisughe, proprietari di appartamenti a loro insaputa, la cui diaria da parlamentare non basta nemmeno a pagarci 2 notti alle Maldive. Grati ad un manipolo di milionari, che oggi, ancora sulle spalle dei soliti noti, si vantano di aver restituito una razione d’ossigeno che ancora tiene viva l’Italia, custodendo ben bene i privilegi di chi, invece, ancora una volta sulle spalle dei soliti noti, ha costruito ingenti fortune finanziarie. Grati a personaggi la cui interpretazione della parola “sacrificio” non può essere la stessa di un operaio, di un precario, disoccupato che non sa come racimolare 1 euro per comperare un litro di latte ai suoi figli. Un nano si sa, nasce nano e non può morire gigante. La colpa di tutto questo quindi, è di chi si è spacciato per gigante, pur provando ad esserlo, e di questo gli si deve dare atto, ma non è riuscito proprio nell’impresa di mascherare la sua vera statura da nano. Ecco la vera causa del verso sbagliato delle cose, la mancanza di grandi uomini che fanno sempre la differenza e il numero troppo elevato di piccoli uomini, di quelli che non lasciano il segno e quando lo lasciano è una cicatrice non “un segno”.

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