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Vaffanculo gelmini

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Mariastella Gelmini
Censuratemi pure il titolo tanto il concetto è espresso più dettagliatamente in seguito. Martina è nata il giorno di capodanno del 2009, con parto cesareo e dopo una gravidanza degna della grande maledizione biblica dell’onnipotente. È venuta a fare compagnia a Emanuele, 4 anni più grande di lei. Le pratiche per l’astensione facoltativa prima, e obbligatoria dopo le consegnavo io all’organo competente, prendendomi un giorno di ferie dal lavoro ogni volta, per evitare di complicare ancora di più la gravidanza di mia moglie con stressanti andirivieni e file allo sportello. Passati i tre mesi post parto di astensione obbligatoria, mia moglie ha continuato per altri sei mesi, come previsto dalla legge. Ottobre 2009, nonostante un contratto a tempo indeterminato, per il desiderio di non perdersi i momenti migliori del rapporto tra una mamma e un/a figlio/a, di comune accordo abbiamo deciso che sarebbe stato meglio rassegnare le dimissioni e stentare a vivere con un solo stipendio pur di non rinunciare a dare ai figli la presenza costante della figura materna. La baby sitter è un lusso troppo costoso per gente che vive di stipendi statali, del resto, per non parlare della nursery. Ma la Gelmini, di questi problemi non ne ha. Adesso è Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, le tre cose che forse vanno peggio in Italia. Una che ha i soldi per andare a comprare la laurea a Reggio calabria, prima che la città venisse coinvolta nello scandalo delle lauree facili, non ha certo problemi di baby sitter. Adesso che è un Ministro del governo Berlusconi, men che meno. L’astensione dal lavoro per maternità, per la neo mamma, è un privilegio, non un diritto. Allora ecco che il titolo di questo post prende forma: ma vaffanculo Gelmini. Vallo a raccontare a quelle mamme precarie nel settore scolastico, che grazie a te e al tuo datore di lavoro si ritrovano più precarie di prima e per cercare di accumulare punteggio per sognare un ruolo, vanno ad insegnare a centinaia di chilometri di distanza allontanandosi da casa, dalla famiglia e dai loro figli. Vallo a raccontare alle mamme messe sotto scacco dai datori di lavoro, minacciate anche di licenziamento se rimangono incinte. Ma vaffanculo signora Ministro, e vedi di andarci presto prima che sia troppo tardi per la cultura di questo paese il cui principale bene che ha da sempre maggiormente esportato in tutto il mondo, è proprio la cultura. Signora Ministro, permettimi una domanda: ma tua sorella è di ruolo o fa parte di quel mondo di insegnanti precari? Sembra essere iscritta alla CGIL tua sorella. Forse allora, in famiglia la cultura non è del tutto un tabù ma se così non fosse, cara Mariastella, affanculo portaci anche lei.

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