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Matteo Renzi – La caricatura di un clown

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Matteo Renzi

Penso che in tutta la storia della Repubblica Italiana, non si ricordi un politico della stupidità di Matteo Renzi. Nemmeno Fausto Bertinotti forse è stato così sciocco (eufemismo) quando sfiduciò il primo governo di sinistra sulle 35 ore.

Almeno Bertinotti aveva l’attenuante di essere un comunista con la K maiuscola, uno di quelli che al governo soffrono di orticaria.

Matteo Renzi, questa attenuante, non ce l’ha. Lui è un politico del “m’ama non m’ama”. Uno di quelli tuffatisi nel Partito Democratico per non scomparire dimenticato come lo stelo di una margherita spoglia e nella Margherita ci era arrivato da segretario giovanile del Partito popolare quando alla guida del partito popolare c’era Gerardo Bianco.

Un democristiano per eccellenza. Uno di quelli che per restare in vita (politica), si iscriverebbero pure nel partito dei terrapiattisti. Un pozzo di immensa demenza politica insomma.

Nemmeno Casini, che pure meriterebbe un volume tutto per lui nell’enciclopedia dei politici più stupidi della storia universale, è stato così politicamente stupido.

C’è da dire che nessuno è mai stato stupido quanto Renzi perché nessuno ha avuto la sua stessa fortuna. La fortuna di avere, lungo il suo cammino, una serie di segnali che avrebbero convinto chiunque a cambiare mestiere. L’unica attenuante che gli si può concedere è che Matteo Renzi, un mestiere, proprio non è in grado di cercarselo.

Non ha mai lavorato in vita sua. È sempre campato sulle spalle dei contribuenti, fin dai tempi della sua prima carica politica di rilievo e fino al 2014, quando finalmente decise di dimettersi. Nel 2004 diventa presidente della provincia di Firenze e, guarda un po’ la fortuna, viene assunto, come dirigente (con relativo stipendio a dirigente), dall’azienda de’ il su babbo e la su mamma.

Da allora, e fino al 2014 appunto, i contributi da dirigente, al Matteo Renzi, glieli abbiamo pagati noi nonostante non abbia mai veramente lavorato in vita sua.

In meno di due anni, è riuscito a portare il suo elettorato dal 40% a meno del 3%. Cose che nemmeno a X Factor sono in grado di fare.

Inaffidabile da ogni punto di vista. Chi ha riposto fiducia in Matteo Renzi ha ricevuto solo pugnalate alla schiena: memorabile fu il suo hashtag “#enricostaisereno” quando giurò che mai avrebbe accettato l’incarico di formare un governo se non fosse uscito vincente dalle elezioni.

Un uomo inaffidabile su ogni fronte. Quando dichiarò su qualunque mezzo di comunicazione che se avesse perso il referendum costituzionale del 2016, avrebbe addirittura lasciato la politica.

Gli Italiani, anche incentivati da questa promessa, gli diedero un segnale forte di quanto gli fosse simpatico e ovviamente, come tutti sappiamo, Renzi il referendum lo perse.

E nulla, lui imperterrito, ha voluto continuare a dimostrare tutta la sua scarsa intelligenza (politica).

Inutile e dannoso come un parassita per chiunque. Come tutti i megalomani in cerca di fama, pericoloso come non mai. Un pagliaccio che aspetta lo spazio tra l’attrazione circense del domatore di leoni e il trapezista , per avere i suoi 5 minuti di palcoscenico. Perché quando di mezzo c’è Matteo Renzi, ci dev’essere per forza un trapezista.

Adesso, con la rilevanza politica più insignificante della Santanchè, minaccia una crisi di governo con motivazioni che ancora nessuno ha compreso.

Con l’arrivo e la gestione del recovery fund, con una pandemia che non accenna a lasciare in pace il mondo intero, con le destre incompetenti e pericolose in attesa come avvoltoi, il mister Bean nostrano batte i pugni sul tavolo con l’obiettivo di passare alla storia come il politico che è riuscito più di tutti a dimostrare che non per tutti si può usare l’attenuante “però ha fatto qualcosa di buono”.

Antonio Trani

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